Il vaccino è meglio del Viagra Pfizer brinda: incasso da 15 miliardi 
Il colosso Usa chiuderà il 2021 con oltre 60 miliardi di ricavi. "Il siero è uno dei più grandi successi della storia"

Quindici miliardi di dollari di ricavi attesi per il 2021: e siamo solo alle previsioni di inizio anno. Il vaccino anti Coronavirus mette il turbo ai conti del colosso americano del farmaco Pfizer, ma anche alla start up tedesca BioNTech della coppia di origini turche Ugur Sahin e Özlem Türeci, i due scienziati che già un anno fa hanno avviato le ricerche sull’anti Covid, non appena cominciò a diffondersi dalla Cina la notizia del nuovo virus. Si conferma e, anzi, si moltiplica la capacità di ricerca e di innovazione, ma anche di competitività commerciale del gruppo Usa, che nel corso dei decenni passati ha messo a segno più di un colpo sul mercato di Big Pharma. Fanno riferimento a Pfizer farmaci di larghissimo consumo, diventati quasi iconici nel loro genere, come lo Xanax e il Tavor. Ma, in tempi relativamente più recenti, è stato clamoroso (anche sul piano del costume) il successo del Viagra.

Sebbene si siano moltiplicati i prodotti analoghi e siano anche scaduti i brevetti e i diritti in molti Paesi, la pillola blu ha portato nelle casse della casa statunitense 26,5 miliardi di dollari in quindici anni, dal 2003 al 2017. Il vaccino anti Covid, però, è destinato a battere tutti i record commerciali e economici sia come volumi, sia come tempi e fatturati attesi. E così se per il quarto trimestre 2020 Pfizer ha riportato utili di 42 centesimi ad azione, al di sotto dei 50 centesimi attesi dal consensus, con un fatturato pari a 11,7 miliardi, un po’ sopra le attese fissate a quota 11,5 miliardi, con tanto di titolo in calo a Wall Street), la vera notizia-bomba è arrivata ieri. Il gruppo farmaceutico ha fatto sapere al mercato di attendersi che le vendite del vaccino anti-pandemia produrranno entrate per 15 miliardi di dollari nel corso del 2021 mentre le attese del consensus degli analisti erano ferme a 12,7. Stiamo parlando di un quarto di tutti i ricavi annuali del gruppo farmaceutico. L’effetto dei nuovi numeri previsionali è stato quello di far alzare le stime sugli utili per il 2021 nella forbice compresa tra 3,10 e 3,20 dollari ad azione contro la precedente forbice di 3-3,10. Mentre gli analisti di Wall Street si attendevano utili di 3,07 dollari nel 2021. Il margine netto di guadagno è stimato al 25-30% sul vaccino: circa 4 miliardi di dollari. Dietro gli incassi e gli utili attesi, le vendite. L’azienda americana punta a consegnare due miliardi di dosi di vaccino nel 2021. I più rilevanti contratti firmati finora prevedono un prezzo medio di 19 dollari per dose. Il vaccino Moderna costa circa 25 dollari a dose e quello di AstraZeneca 3-4 dollari mentre quello di Johnson&Johnson (non ancora autorizzato) costerà 10 dollari ma ne servirà una sola dose.

Il vaccino Pfizer, però, è prodotto insieme con la tedesca BioNTech e, dunque, i relativi utili andranno divisi a metà tra i due gruppi. E proprio dallo stato maggiore della casa di Magonza è arrivata la notizia dell’impegno a aumentare la sua capacità di produzione di oltre il 50% nel 2021, rispetto a quanto finora pianificato, raggiungendo 2 miliardi di dosi. Finora l’impresa aveva in programma 1,3 miliardi di dosi. Ma, hanno fatto sapere 48 ore fa, "siamo sulla buona strada per ampliare le capacità di produzione".

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